|
martedì, novembre 18, 2008
KAMEN STOYANOV
FORGET IT, WE CAN NOT AFFORD IT
curated by Tijana Stepanovic
Studio Gallery
H-1077 Budapest, Rottenbiller u. 35
18/11/2008 - 12/12/2008
Having already presented three works at this year's Manifesta - one of Europe's most significant art biennials -, Kamen Stoyanov often deals with the relationship of art and economy and the dynamics of art world. Sensitive to social issues, his creative attitude is coupled with a refined sense of the problematic, with a strong claim for critical thinking and a markedly conceptual mindset. No wonder thus that despite his young age, the artist is already in the limelight of the international art world. The Bulgarian artist living in Vienna comes out with three new pieces for his Budapest exhibition, reflecting specifically on the local art market. The works on show in Studio Gallery explore the positions and relationships of various - active or passive - actors of Budapest's art scene. The artist appears in the project as more of an initiator or facilitator than a creator.
The video work Which one should I buy? models the process that takes place between collectors and gallerists when a work of art is purchased. Throughout the experiment two gallerists, Gábor Kozák and Margit Valkó, compete against each other in making the collectors, Zsolt Somlói and Katalin Spengler, buy the piece offered by them. The participants, however, remain incognito to one another, and even the artworks up for sale remain unseen by the collectors. Communication is conducted through chat, using only written verbal communication in a dialogue about visual phenomena. But is a work of art exclusively visual? The collectors' prying questions and the strategies used by the gallerists tell a lot about the principles governing the art market. Meanwhile, visuality is successfully - or unsuccessfully - translated into linguistic structures before our eyes. The exhibition presents a video documenting the two bargainings and the encounter/exposure, as well as a "photograph" representing the text of the chat talks.
The neon piece Forget it, we can not afford this was inspired by an accidentally overheard fragment of a conversation between a married collector couple from abroad. Besides being characteristic of the (Hungarian) art market and the global economic situation, the sentence receives a highly self-reflexive undertone by being hung on the wall of Studio Gallery of all places. Stoyanov offers this work for sale, to invest the returns in saving Labor, a small gallery run by the Studio of Young Artists. By this gesture he wishes to demonstrate that he considers it unacceptable that the Hungarian art scene can not afford to maintain this venue.
The Come and take project explores the attractiveness of contemporary art, reflecting ironically on the indifferent attitude of the - wider - public. The irony, however, is aimed not as much at the man of the street who is less adept at art, as at the actors of the art scene. Stoyanov handed out 500 flyers around one of the major shopping centres in Budapest. The first three visitors to show up at the vernissage with the flyer will get a free copy of the limited edition video work Come and take. But will the time proven advertising trick succeed in the context of art? Will it lure new visitors to the exhibition?
postato da: ocraweb | novembre 18, 2008 04:39
|
PIPILOTTI RIST
POUR YOUR BODY OUT
(7354 Cubic Meters)
curated by Klaus Biesenbach
The Museum of Modern Art - MoMa
11 West 53 Street - New York
18/11/2008 - 2/2/2009
Swiss artist Pipilotti Rist (b. 1962), best known for her lush multimedia installations that playfully and provocatively merge fantasy and reality, will create a site-specific monumental video, sound, and sculptural installation that will immerse MoMA's atrium in moving images for the first time.
Multiple high definition projections comprise a panorama measuring 25 feet high and 200 feet in almost surround, turning the atrium into a gigantic pool of images filled with liquid volume of light and color. Visitors will be able to experience the work while walking through the space or sitting upon a sculptural seating island designed by the artist and Atelier Rist Sisters. Sound by Anders Guggisberg. Organized by Klaus Biesenbach, Chief Curator of Media, The Museum of Modern Art.
postato da: ocraweb | novembre 18, 2008 04:38
|
CHIARA BERTOLA
CURARE L'ARTE
Electa, 008
Figura complessa e relativamente nuova nel sistema dell’arte, talvolta dai contorni non del tutto definiti, il curatore è al centro del volume di Chiara Bertola.
Scopo dell’autrice è quello di fornire risposte a domande frequenti: cosa significa veramente avere cura dell’arte? Il curatore è un semplice organizzatore o anche un critico? E le mostre a cui dedica la sua “cura” sono luoghi di scrittura critica e di riflessione o rappresentano soltanto un problema di allestimento, di elenchi di artisti e di botteghino?
Il volume tratta ampiamente dei temi affrontati dalla stessa curatrice durante il ciclo di incontri “Invito al contemporaneo” alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia nel 2000.
Per capire quanto e come sia cambiato il lavoro del curatore dal 2000 ad oggi, Chiara Bertola intervista numerosi protagonisti di fama internazionale presenti a Venezia: Achille Bonito Oliva, Giacinto Di Pietrantonio, Massimiliano Gioni, Hou Hanru, Angela Vettese, Roberto Pinto, Harald Szemann, Adelina Von Furstenberg…
Ma il libro si arricchisce anche di voci che non avevano partecipato a quegli incontri in Fondazione, ma il cui lavoro e pensiero non potevano non essere testimoniati. Tutti gli intervistati hanno offerto un materiale ricco e vivo, su cui riflettere.
Il risultato è un volume che raccoglie conclusioni diverse e molti spunti di riflessione che aiutano a comprendere e fermare, quella che, per sua natura, è un’attività in continua evoluzione.
Le interviste contenute in Curare l’arte sono di Chiara Bertola a:
Carolyn Christov Bagargiev, Carlos Basualdo, Achille Bonito Oliva, Paolo Colombo, Emanuela De Cecco, Giacinto Di Pietrantonio, Federico Ferrari, Massimiliano Gioni, Adelina Von Furstenberg, Hou Hanrou a Surasi Kusolwong, Yuko Hasegawa, Henry Meyric Hughes, Rosa Martinez, Viktor Misiano, Gloria Moure, Federico Nicolao, Hans Ulrich Obrist, Francesca Pasini, Roberto Pinto, Anne Pontegnie e Xavier Douroux, Ludovico Pratesi, Harald Szemann, Pierluigi Tazzi, Lea Vergine, Angela Vettese.
Chiara BertolaCritica e curatrice, è nata a Torino nel 1961 e dal 1990 vive e lavora a Venezia. È responsabile per l’arte contemporanea alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia e curatrice della Fondazione Furla di Bologna. Dal 1996 al 1998 è stata Presidente della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia. Nel 2000 ha ideato il Premio FURLA per artisti italiani, arrivato oggi alla sua settima edizione. È stata curatrice del Padiglione Venezia per la 52° Biennale Internazionale d’Arte di Venezia. È tra i curatori della XV edizione della Quadriennale di Roma del 2008.
Insieme a Michelangelo Pistoletto e altri, è socio fondatore di Love Difference, movimento artistico per una politica del Mediterraneo. Dal 1996 è membro del gruppo dei curatori fondatori del Progetto Ars Aevi di Sarajevo. Ha curato diverse mostre in Italia e all’estero tra cui quelle di Joseph Kosuth, Michelangelo Pistoletto, Lothar Baumgarten, Ilya Kabakov, Boris Mikhailov, Giulio Paolini, Remo Salvadori, Maja Bajevic, Elisabetta Di Maggio, Giuseppe Caccavale, Margherita Andreu, Kiki Smith, Stefano Arienti, Georges Adeagbo, Maria Morganti, Mariateresa Sartori. Ha scritto numerosi saggi e presentazioni di artisti tra cui Ilya Kabakov, La cronaca può diventare poesia, Charta, 1999; Davvero ospitale è fino in fondo l’attesa, saggio in Il dono, Charta 2001; Incontri contemporanei, raccolta degli incontri di “Invito al contemporaneo” alla Fondazione Querini Stampalia, Venezia 2003; Ars Aevi: un nuovo concetto di museo, in Creazione contemporanea, Sassella editore, 2004; Il museo contemporaneo ovvero il museo dell’inaspettato, in Una possibile vocazione; Il contemporaneo nei musei del Veneto, Gli Ori, 2004; Gli scritti teorici di Vincenzo Agnetti, saggio in Vincenzo Agnetti, Skira, 2008; Uno sguardo intruso su Marguerite Duras in Marguerite Duras son nom de Venise, Il Poligrafo, 2008. Collabora con la rivista d’arte contemporanea Flash Art Italia.
postato da: ocraweb | novembre 18, 2008 04:37
|
GEORGES DIDI-HUBERMAN
EX VOTO
Raffaello Cortina, 2008
Fuori collana
Un grande filosofo e storico dell’arte s’interroga sul mistero e la singolarità delle pratiche e delle forme degli ex voto, immutate dall’antichità pagana a oggi e comuni alle società più diverse. La loro volgarità di forme anatomiche (mani, piedi, occhi, cuori, seni, genitali), il loro carattere ripetitivo e banale provocano infatti un certo malessere in chi ne ripercorre con lo sguardo le migliaia di esemplari… Più di 2000 anni di un’arte popolare misconosciuta trovano per la prima volta un’interpretazione illuminante.
Georges Didi-Huberman insegna all’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi. Nelle nostre edizioni ha pubblicato Immagini malgrado tutto (2005).
postato da: ocraweb | novembre 18, 2008 04:36
|
LA CHIESA DELLE VIGNE ATTRAVERSO I SECOLI
Percorso espositivo in occasione della recente ristrutturazione
Chiostro della Chiesa della Vigne
Piazza delle Vigne, Genova
dal 18/11 al 18/12/2008
Martedi' 18 Novembre 08 alle 18.30 inaugura la Mostra "La Chiesa delle Vigne attraverso i secoli", allestita nel Chiostro della Chiesa nell'omonima Piazza del Centro Storico genovese in occasione della recente ristrutturazione.La mostra, animata da materiale storico, grafico a fotografico, e' stata fortemente voluta da Monsignor Marco Doldi, che e' riuscito ad allestire lo spazio del Chiostro risalente al 1025 d.C. con la collaborazione e la progettazione dell'Architetto Bruna Solinas e dei suoi collaboratori Luca Sturolo e Fabiana Bosio Della Scala.
"La mostra e' organizzata su un percorso dove si potrà rivivere la storia della Basilica durante i secoli, mediante pannelli esplicativi degli elementi piu' significativi che caratterizzano tuttora sia la Chiesa che il Chiostro", spiega l'Architetto Bruna Solinas, titolare dell'adiacente "Artre Gallery" (piazza delle Vigne 28r, www.artregallery.it). "Nei secoli la struttura ha ospitato fruitori eterogenei, dai turisti ai religiosi, dai ragazzi del catechismo ai pellegrini -continua- speriamo che questa sia un'ulteriore occasione per far conoscere meglio le bellezza che cela questo importante patrimonio dell'umanità regalatoci dai nostri antenati".
Nell'itinerario sono stati raccolti elementi storici che non sono abitualmente fruibili dai visitatori ma che hanno grande fascino. Un esempio e' l'antico soffitto ligneo a capriate risalente al 980 d.C., scomparso alla vista per l'installazione, nel periodo barocco, di un soffitto strutturato a volte a botte. Sui pannelli espositivi, situati sul perimetro del piano terreno dei due presenti nel Chiostro, troviamo immagini che si riferiscono a quest'ultimo, alla Basilica e al Campanile. Si e' cercato di unire questi elementi vicini e apparentemente divisi. Il grande Campanile e' peraltro costruito in modo davvero originale, a cavallo della via che separa la Chiesa dal Chiostro poggia su una poderosa arcata a sesto lievemente acuto. -Quest'evento artistico-culturale - conclude l'Arch. Solinas- ha lo scopo di incentivare l'affluenza di visitatori, turisti, degli abitanti della zona e di promuovere nuove attività all'interno della struttura-.
postato da: ocraweb | novembre 18, 2008 04:35
|
lunedì, novembre 17, 2008
FRANCESCO LO SAVIO
Studio Gariboldi
Corso Monforte 23 - Milano
dal 17/11/2008 al 16/1/2009
La luce e lo sviluppo di una concezione spaziale pura sono la base della ricerca di Francesco Lo Savio, grande artista romano che tra il 1060 e il 1962 anticipo' certe intuizioni americane e apri' la strada alle avanguardie d'oltreoceano.
La forza della Ragione, capace di dare vita a un costruire "positivo" e a opere "morali".
E la considerazione dell'uomo come unico esempio di perfezione strutturale e massima libertà statica con equilibrio variabile, sono al centro della sua ricerca estetica che raggiunge traguardi di massima intensità visiva.
L'importanza artistica di Lo Savio, e' confermata dalla prossima antologica a lui dedicata dal Museo Nacional Centro de Arte di Reina Sofia a Madrid. Studio Gariboldi propone in galleria una selezione di opere uniche per qualità e dimensioni.
I metalli, i filtri e alcuni progetti. Una traccia dove luce e spazio si compenetrano per rivoluzionare lo "sguardo" sul volume-ambiente.
I metalli infatti interagiscono con il loro contesto e la percezione da parte dello spettatore si espande con il variare di luce e prospettiva, i filtri determinano una dinamica cromatica relativa, i progetti evidenziano il procedere metodico dell'evoluzione innovativa di questo maestro dell'Avanguardia.
postato da: ocraweb | novembre 17, 2008 07:34
|
ELECTROHYPE 2008 Biennial for computer based- and technological art Malmö Konsthall St. Johannesgatan 7 - Malmö November 15th 2008 - January 25th 2009
Electrohype 2008 will present work by following artists:
Doug Back, Canada
Ralf Baecker, Germany
Kerstin Ergenzinger, Germany
Serina Erfjord, Norway
Jessica Field, Canada
Voldemars Johansons, Latvia
Diane Morin, Canada
Kristoffer Myskja, Norway
Erik Olofsen, Netherlands
Bill Vorn, Canada
The Electrohype biennial 2008 will introduce 14 artworks from 10 different artists, all presented in a 1200 square meter space at Malmö Konsthall.
For this years biennial we have chosen works that in a unique way are complex in their own small universes – and makes us think about what we often takes as given.
The biennial holds a common theme about time and ongoing processes. In the exhi-bition the viewer invites to experience works that are independent machines slowly working in a methodical way, alongside with objects and lights that are animated with, for example, motors and yet others controlled via mathematical rules. A number of the works shows on a change in our perception of time or of our physical existence.
postato da: ocraweb | novembre 17, 2008 07:33
|
JEAN-FRANÇOIS LYOTARD
DISCORSO, FIGURA
Mimesis, 2008
Collana "Volti"
“Questo libro è una difesa dell’occhio (…). Ha per preda (…) la penombra che, dopo Platone, la parola ha gettato come una patina grigia sul sensibile (…) poiché si è sempre sottinteso che il suo partito fosse quello della falsità, dello scetticismo, del retore, del pittore, del condottiero, del libertino, del materialista – proprio questa penombra è l’argomento del mio libro”. Jean-François Lyotard
Discours, figure è considerato il testo fondamentale dell’intero percorso filosofico di Jean-François Lyotard. A partire dalle posizioni di Merleau-Ponty, e in particolare dal concetto di chiasma, l’intreccio fecondo tra discorso e raffigurazione, Lyotard propone un percorso che conduce verso una decostruzione della fenomenologia a opera del desiderio radicato nell’inconscio e nell’Es. Fondamentale, per Lyotard, nella costruzione/decostruzione dei discorsi, è l’apporto delle arti contemporanee, le quali compongono lo “spazio figurale”, inteso come una dinamica energetica che trasgredisce i codici abituali della lettura delle immagini, come ad esempio nei quadri di Klee, Cézanne o Pollock.Jean-François Lyotard (1926-1997) è stato con Foucault, Derrida, Deleuze e Guattari uno degli esponenti di spicco del pensiero francese contemporaneo. Autore di molti saggi significativi, le sue opere hanno esaminato temi cardine della riflessione attuale, dall’analisi del mondo odierno all’estetica. La condizione postmoderna (1979) è il testo che lo ha reso celebre anche in Italia, ma i suoi testi più significativi, oltre a Discorso, figura, sono Economia libidinale (1974), A partire da Marx e Freud (1973), Rudimenti pagani (1977) e Il dissidio (1983), tutti tradotti in italiano.
postato da: ocraweb | novembre 17, 2008 07:32
|
MAURO CARBONE
SULLO SCHERMO DELL'ESTETICA
La pittura, il cinema e la filosofia da fare
Mimesis, 2008
Collana "Volti"
“Con l’unità antimetafisica di caos e cosmo sembra allora fare tutt’uno anche quella che sottende la duplice identità – di scienza della conoscenza sensibile e di filosofia dell’arte – storicamente assunta dell’estetica. Appunto in tale unità stanno perciò le risorse che essa può offrire alla filosofia che oggi ci preme”.
Mauro Carbone
A partire dall’ultimo scorcio del XIX secolo, la crisi del pensiero metafisico ha trasformato radicalmente il nostro modo di considerare lo “schermo” del sensibile in cui l’arte affonda le sue radici: anziché occultare la verità, si è riconosciuto che esso la rende visibile, mostrandosi possibilità stessa del suo irradiarsi. Muove da qui, nella filosofia francese dell’ultimo Novecento, una tradizione di riflessione sulla pittura inaugurata da Merleau-Ponty e rilanciata da Lyotard, Foucault, Maldiney, Deleuze, Derrida, Nancy, per ricordare solo i nomi più noti. E’ una tradizione dallo stile inconfondibile, mediante cui la filosofia – invece di assumere le arti a proprio oggetto – nelle arti si riflette per interrogarle e interrogarsi su come pensare ed esprimere il nostro mutato rapporto con gli altri, le cose, il mondo. Cercandovi insomma le parole per dirlo e per dirsi. In quella tradizione s’inscrive questo libro, nel contempo discutendola e cercando di prolungarla.
Mauro Carbone, è professore di Estetica contemporanea nell’Università degli Studi di Milano. Specialista di filosofia francese contemporanea, ne sviluppa l’ispirazione in un’autonoma elaborazione teorica. Tra i suoi ultimi volumi, Una deformazione senza precedenti. Marcel Proust e le idee sensibili (Quodlibet, Macerata 2004), nonché Essere morti insieme. L’evento dell’11 settembre 2001 (Bollati Boringhieri, Torino 2007). Per le edizioni Mimesis dal 1999 dirige la rivista Chiasmi International. Pubblicazione trilingue intorno al pensiero di Merleau-Ponty e dal 2002 la collana “L’occhio e lo spirito”.
postato da: ocraweb | novembre 17, 2008 07:31
|
SENTIERI LIGURI PER VIAGGIATORI NORDICI
Studi interculturali sulla Liguria
a cura di PAOLA POLITO
Olsckhi, 2008
Collana "Biblioteca di «Lares»", vol. 61
Tornando nella sua regione d'origine dopo un lungo lettorato presso l'Università di Copenaghen, Paola Polito ha coinvolto italianisti esperti di lingua, letteratura, arte e storia delle idee, artisti e scrittori, in un dialogo sulla Liguria come spazio di esperienze e interpretazioni.
Dalle Università di Copenaghen, Lund, Dublino, Genova e altre realtà del territorio ligure ogni autore ha contribuito con il proprio approccio alla rappresentazione interdisciplinare e multiculturale di uno scenario che è anche luogo mentale.
Sommario
Paola Polito, Nota della curatrice • Paola Polito, ‘Ligusticità’: la letteraturizzazione del paesaggio • Roberto Bertoni, Il leopardismo di Paolo Bertolani • Francesca Del Santo, A rischio di inciampare: sporgenze del terreno e emergenze di libertà nel paesaggio ligure • Hanne Jansen, Portare la voce ligure altrove: Montale in Danimarca • Steen Jansen, Due poeti liguri. Parole e temi nelle raccolte Pianissimo (1914) di Camillo Sbarbaro e Ossi di seppia (1925) di Eugenio Montale. Materiali per uno studio del lessico delle due raccolte di esordio • Intervista di Ole Jorn a Piero Simondo, Un Vichingo in Liguria nel XX secolo. Fantasia «storico-preistorica» • Björn Larsson, Francesco Biamonti – scrittore ligure o scrittore del mondo? • Paola Polito, Liguria e altrove. Genova e Moku Iti: gli scenari estinti della modernità • Sandro Ricaldone, Il perimetro immaginista. Jorn fra Albisola e Cosio • Erling Strudsholm, Lingua e dialetto in Liguria. Alcune considerazioni sulla situazione sociolinguistica ligure • Anders Toftgaard, «Sono queste genti fiere naturalmente». L’immagine della Liguria nella prima parte del Cinquecento • Lene Waage Petersen, I passaggi per la Liguria di Hans Christian Andersen nelle pagine dei suoi Diari • Postfazione. Enrica Salvaneschi, Un pettine di sassi • Schede bio-bibliografiche degli autori • Indice dei luoghi geografici • Indice dei nomi di persona e di personaggi.
La prima presentazione del volume avrà luogo domani, martedì 18 novembre alle ore 19, presso l'Istituto Italiano di Cultura di Copenhagen con l'intervento di Ole Jorn, della curatrice Paola Polito e di altri autori
postato da: ocraweb | novembre 17, 2008 07:05
|
domenica, novembre 16, 2008
REGINA O L'AVANGUARDIA MENTALE
Solaria Arte
Via Roma, 99 - Piacenza
dal 16/11 al 30/12/2008
Regina (Regina Cassola, in arte soltanto Regina, moglie dal 1921 del pittore valtellinese Luigi Bracchi, figurativo lui, tesa sempre alla forma astratta, alle leggi del movimento plastico lei) e' stata una delle maggiori interpreti del percorso che dal secondo futurismo arriva all'astrattismo nell'arte italiana, giustificando il giudizio di Carlo Belloli che la pone senza esitazione tra le -creatrici plastiche dell'avanguardia contemporanea-; ed e' in buona compagnia, visto che lo stesso critico la colloca accanto a Sonia Delaunay , a Olga Rosanova, a Natalia Gončarova.
Fu Marinetti a coinvolgerla nella seconda ondata del futurismo, anche se - come dichiaro' lei stessa - «Nel futurismo sono stata sempre autonoma e cioe' ho lavorato secondo la vera essenza del futurismo, tanto che possono essere futuriste anche le mie ultime opere». A questo primo periodo, dal 1932 al 1942, che coincide con la partecipazione a tutte le Biennali (presenza che si conclude quando l'invito a parteciparvi si accompagna alla richiesta di stare -rigorosamente- al tema fascista) segue nel dopoguerra il naturale incontro con gli artisti del movimento milanese del m.a.c (movimento arte concreta). Presentando una collettiva del movimento, Gillo Dorfles chiariva bene il significato di quell'aggettivo, il concretismo che ne derivava: era ricerca di forme pure, primordiali, da porre alla base del dipinto e della scultura e non -astrazione- di oggetti già noti. I -concretisti- dunque provano ormai stanchezza per le figurazioni naturalistiche senza pero' annullare il compito figurativo che spetta alla pittura e alla plastica. Con uguale lucidità critica, non appannata dalla lunga consuetudine affettiva, anche Luigi Bracchi, nel 1951, tocca in profondità il linguaggio di Regina, che si delinea di scultura in scultura: « Tutta l'arte di Regina - anche laddove il fattore geometrico puo' sembrare preponderante - non e' mai il frutto di una gratuita speculazione matematica, ma il risultato concreto di un'osservazione attenta dei fenomeni che sono alla base d'ogni elemento formativo della natura».
Le sue sculture scelgono l'alluminio (per le -aereosculture futuriste), il gesso, oppure materiali eterogenei che a volte sembrano una poetica anticipazione dell'arte pop, sempre accompagnati da disegni a penna e matita che inseguono e definiscono l'ininterrotta ricerca di una spazialità rigorosa ed essenziale, finche' proprio negli anni '50 Regina incontra una materia particolarmente congeniale, il plexiglas, la resina sintetica che diventerà forse la sua preferita, anche se non abbandona mai l'amato ferro (Struttura, 1950, Terra-luna, 1955). L'importante e' non rinunciare alla sua attitudine di fondo, a quell' -avanguardia mentale- che per Vanni Scheiwiller era la sua vera cifra e che Regina definiva cosi': «I miei pensieri non sono mai fissi, sono sempre disposta a cambiare opinione» . Se dunque -guardare e pensare- era il suo motto, si puo' dire che l'ha realizzato e vissuto in un'opera che alla distanza riacquista ancor piu' valore e pregio, la conferma come una vera grande artista del -900 italiano.
La mostra si configura come un primo omaggio, l'apertura di un nuovo discorso, attraverso la scelta di esporre 50 disegni, sculture e ritratti di Regina dipinti dal marito, Luigi Bracchi (1892-1978).
Laura Novati, Ottobre 2008
postato da: ocraweb | novembre 16, 2008 09:07
|
VITTORE BARONI
IO HO IN MENTE TE
Maffei Arte Contemporanea
Via del Signore, 3 - Viareggio
dal 16 al 30/11/2008
Ha lo stesso titolo di una canzone portata al successo negli anni sessanta dall'Equipe 84 l'esposizione di mail art che Vittore Baroni inaugura domenica 16 novembre 2008 alle ore 18.00 presso la galleria Maffei Arte Contemporanea di Viareggio, in via del Signore 3, con intervento musicale di Manitu' Rossi del gruppo Le Forbici di Manitu'. La mostra prosegue fino al 30 novembre, con orario 17.30-20.00 (chiuso lunedi'-martedi'), ingresso libero.
La mail art o arte postale e' un movimento artistico planetario erede di Dada e Fluxus, un circuito aperto di scambio diretto e collaborazione solidale a distanza, tendenzialmente alternativo ai meccanismi commerciali e competitivi del sistema dell'arte. Da oltre trent'anni Vittore Baroni promuove e documenta il fenomeno, tramite operazioni collettive e pubblicazioni, tra cui Arte Postale - Guida al network della corrispondenza creativa (AAA Edizioni 1997) e Postcarts - Cartoline d'artista (Coniglio Editore 2005).
Io ho in mente te non e' una convenzionale esposizione personale bensi' una raccolta di tracce e suggestioni, in forma di collage, dell'invisibile e quasi telepatica rete di interrelazioni creative intessuta da Baroni con centinaia di operatori in ogni angolo del pianeta. Ventiquattro autori da quattordici nazioni, una campionatura significativa della -famiglia allargata- della mail art, sono presenti in mostra con un lavoro formato UniA4: Anna Banana, Keith Bates, John M. Bennett, Guy Bleus, Antonino Bove, Piermario Ciani, Ryosuke Cohen, Mike Dickau, Arturo Fallico, H.R. Fricker, I Santini Del Prete, Ray Johnson, Graciela Gutierrez Marx, Rea Nikonova, Jürgen O. Olbrich, Clemente Padin, Pawel Petasz, Marlon Vito Picasso, Joan Puig, Claudio Romeo, Günther Ruch, Carol Stetser, The Sticker Dude, Rod Summers.
Vittore Baroni e' nato a Forte dei Marmi nel 1956, vive e lavora a Viareggio. Critico musicale e indagatore delle controculture, collabora alle riviste Rumore e Pulp libri ed e' autore di saggi su musica elettronica, cinema rock, psichedelia, poesia visiva, street art e fumetto. Dal 1978 promuove mostre, eventi, pubblicazioni e progetti collettivi sulla networking art e le culture di rete che hanno anticipato Internet.
postato da: ocraweb | novembre 16, 2008 09:06
|
FABIO BENZI
IL FUTURISMO
Federico Motta Editore, 2008
A quasi cent’anni di distanza dalla pubblicazione del Manifesto del Futurismo di Filippo Tommaso Marinetti (1909), questa nuova, vasta monografia riassume la storia del movimento e i numerosissimi contributi scientifici comparsi soprattutto negli ultimi trent’anni.
Movimento fondamentale nella storia delle avanguardie europee, dal Futurismo si dipartono le principali correnti artistiche dell’arte italiana del XX secolo. L’autore presenta un attento excursus del movimento, analizzando gli esponenti principali, da Balla a Boccioni e da Depero a Severini, che ebbero il merito di porre al centro della sensibilità artistica temi che si sarebbero poi imposti in tutte le forme della produzione culturale: la velocità, la metropoli, l’individuo e la guerra.
L’esaltazione della modernità andava così di pari passo con il rifiuto dell’idea di un’arte elitaria, relegata agli spazi dei musei e della cultura aulica, sostituendo al culto del passato l’esplorazione del futuro.
Fabio Benzi (Roma, 1958) insegna Storia dell’Arte Contemporanea all’Università di Chieti. Studioso dell’architettura italiana dal XV al XX secolo, e della pittura e scultura italiana dalla seconda metà del XIX al XX secolo, conduce numerose ricerche sull'arte europea tra le due guerre. Fondamentali sono i suoi studi su Balla e il Futurismo, su Sironi, de Chirico, Martini, Severini, Chini e sul periodo liberty e déco italiano di cui ricordiamo il volume della Federico Motta Editore Liberty e déco (Milano, 2007).
Fa parte del comitato scientifico della Galleria d’Arte Moderna di Bologna e dal 1992 è direttore della Galleria Comunale d’Arte Moderna di Articoli Corrado. Ha curato diverse grandi mostre di rilievo internazionale per il Palazzo delle Esposizioni e per la Galleria d’Arte Moderna di Roma, per il Museo d’Arte Puskin di Mosca e per l’European Academy for the Arts di Londra.
SOMMARIO
La formazione di un’avanguardia artistica futurista dal Manifesto del futurismo (febbraio 1909) al Manifesto dei pittori futuristi (febbraio 1910)
Il Manifesto tecnico della pittura futurista (aprile 1910) e la questione del “complementarismo congenito”
La formazione del primo gruppo futurista
Dall’estate del 1910 all’estate del 1911. Evoluzione e polemiche del gruppo
Un progetto internazionale. L’elaborazione di un linguaggio futurista europeo
La mostra parigina del 1912 e la dialettica delle avanguardie europee
Boccioni leader del movimento
Severini, Carrà, Russolo: tre poetiche alternative
1911-13: la svolta autonoma di Balla
“Lacerba” e la diffusione del futurismo
Armory show e Panama Pacific: errori tattici e conseguenze internazionali
Vicino al futurismo: simpatizzanti, satelliti. Fratture, abbandoni e giovani adepti
1915: ricostruzione futurista dell’universo. Futurismo, interventismo, guerra
Balla e il rinnovamento dei temi futuristi. Futurismo e teosofia. L’incrocio futurismo-dadaismo
La Grande Esposizione di Milano e il manifesto Contro tutti i ritorni in pittura: allargamento del futurismo e nuove defezioni verso il “Ritorno all’ordine”
Depero: l’officina del Mago
L’arte meccanica e il mito della macchina
L’aeropittura e l’idealismo cosmico di Prampolini
Centri del futurismo in Italia
Le arti applicate futuriste: dalla Casa d’Arte al Déco, alla “Plastica murale”
Morte di Marinetti e fine del futurismo
postato da: ocraweb | novembre 16, 2008 09:06
|
GIOVANNI LISTA
FUTURISMO
La rivolta dell'avanguardia
Fondazione VAF - Silvana Editoriale, 2008
Primo movimento d’avanguardia del XX secolo, il futurismo viene fondato nel gennaio del 1909, a Milano, dallo scrittore Filippo Tommaso Marinetti. Non si tratta di una scuola di pittura o di letteratura, ma di un movimento rivoluzionario che si prefigge d’instaurare una nuova sensibilità e un nuovo approccio al mondo in generale e all’arte in particolare. Così, nel suo manifesto inaugurale, Marinetti si adopera a definire l’atteggiamento che l’uomo e l’arte devono adottare di fronte alle forze del progresso. Proclamando il rifiuto del passato, Marinetti vuole essere cantore di un avvento incondizionato della modernità, l’apostolo di una fede positiva nel rinnovamento costante dello spazio sociale e delle condizioni esistenziali della sfera umana.
Il futurismo equivale quindi a un progetto antropologico: ripensare l’uomo nel suo raffronto con il mondo delle macchine, della velocità e della tecnologia.
Al movimento futurista è dedicato questo volume della Fondazione VAF, in cui l'autore indaga ogni aspetto ad esso correlato, in numerosi capitoli suddivisi in cinque macrosezioni: “Un'ideologia del rinnovamento”, “un'arte del dinamismo”, “La macchina come modello o gli anni venti”, “Il mito del volo o gli anni trenta”, “L’eredità futurista”.
Il volume, dal ricco apparato iconografico, è completato da una bibliografia.
postato da: ocraweb | novembre 16, 2008 09:05
|
EDOARDO ALFIERI
SCULTORE DEL NOVECENTO
Sedi diverse - Genova
dal 15/11/2008 al 15/2/2009
Vengono inaugurate e presentate sabato 15 novembre alle ore 12.00 presso la Sala del Minor Consiglio di Palazzo Ducale le mostre dedicate a Edoardo Alfieri (1913-1998), scultore del Novecento. Una donazione per Genova. Mostre che hanno come sedi la Galleria d'Arte Moderna di Genova, il Museo dell'Accademia Ligustica, Palazzo Rosso, la Sala degli Arazzi di Palazzo Doria Spinola e l' Atrio del Consiglio Regionale della Liguria.
Le cinque mostre - frutto della collaborazione tra l' Assessorato alla Cultura della Provincia di Genova, l'Assessorato alla Cultura e il Consiglio della Regione Liguria, l' Assessorato alla Cultura, Innovazione e Ricerca del Comune di Genova e Genova Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, l'Accademia Ligustica di Belle Arti - si offrono al visitatore come una sorta di -percorso alfieriano- reso possibile grazie alla donazione delle opere dello scultore ad alcune istituzioni genovesi da parte delle sue due allieve ed eredi universali Stefania e Silvana Maisano.
Il 23 marzo 1998 moriva a Sanremo Edoardo Alfieri, personalità di spicco del mondo artistico ligure, appassionata e pugnace figura di scultore che, a soli 16 anni, aveva già esordito con successo ad una mostra genovese.
Allievo prima di Guido Galletti a Genova, poi di Francesco Messina a Brera nel 1934, aveva nel frattempo potuto incontrare il grande artista napoletano Vincenzo Gemito e confrontarsi direttamente con la sua lunga e intensa esperienza artistica. Vicino ai temi del futurismo, con l'adesione a -Sintesi- - gruppo attivo in Liguria attorno alle figure di Fillia e di Tullio d'Albisola - negli anni Trenta, sensibile agli aspetti di sperimentazione formale e tecnica, Alfieri assecondava un interesse, mai sopito nel corso di tutta la sua carriera, per gli aspetti tecnici, che lo sollecitava a ricercare modalità di perfezione artigianale per le sue opere.
Oggi, grazie alla generosa donazione di 25 sculture - piu' un bronzo che verrà concesso in comodato al Consiglio della Regione Liguria - e di 86 disegni che le scultrici Stefania e Silvana Maisano, già allieve di Alfieri (dal 1948 si dedico' all'insegnamento al liceo e poi all'Accademia Ligustica di Belle Arti con lo stesso entusiasmo e con lo stesso rigore con il quale si faceva rapire dagli aspetti creativi della scultura) hanno voluto fare ad alcune istituzioni pubbliche genovesi, la Città di Genova, grata per l'attenzione ricevuta, ricorda e celebra il grande scultore con un percorso espositivo -alfieriano- che si snoda tra la Galleria d'Arte Moderna - che ben festeggerà con l'evento i suoi 80 anni di apertura in Villa Serra Saluzzo -, il Museo dell'Accademia Ligustica, Palazzo Doria Spinola, la Galleria di Palazzo Rosso e il Consiglio Regionale della Liguria. Donazione riunita in un ricco catalogo curato da Matteo Fochessati e Maria Flora Giubilei e pubblicato da Maschietto Editore di Firenze: la figura di Alfieri sarà proposta al pubblico attraverso una serie di saggi scientifici con nuovi approfondimenti firmati da Maria Flora Giubilei, Giulio Sommariva, Matteo Fochessati e Piero Boccardo; arricchiranno la pubblicazione i ricordi delle due allieve predilette, le sorelle Maisano, e una serie di immagini d'epoca inedite conservate nell'Archivio Alfieri Maisano.
Anche per la storia dell'Accademia Ligustica, la mostra sullo scultore Alfieri segna un momento importante: in questo 2008 celebra i trent'anni dalla legalizzazione dei corsi. Il ritorno in Accademia di Alfieri, Accademico di merito e poi docente di scultura, consente alla prestigiosa istituzione cittadina di riannodare le fila di una relazione - talvolta burrascosa anche per il temperamento di Alfieri, spesso insofferente delle -pastoie- accademiche - iniziata oltre sessant'anni or sono, e, contemporaneamente, consente all'artista di riprendere, proprio in questa ricorrenza -didattica-, un dialogo con i giovani allievi della scuola, ma anche con i visitatori del museo, ai quali trasmettere ancora la sua insopprimibile passione per la scultura e per il disegno.
Le mostre si costituiranno anche come l'occasione per dare conto, attraverso una carrellata cronologica della sua produzione artistica, del mai esaurito interesse di Alfieri per l'arte antica - da quella greca ed etrusca ai modi trecenteschi di Giovanni Pisano, da Michelangelo a Pontormo - alla ricerca di un'essenza espressiva restituita in forme sintetiche e potenti; l'occasione, al contempo, per ribadire il suo aggiornamento e la sua volontà di sperimentazione, la sua attenzione costante al mondo della contemporaneità, aprendo quindi a Picasso, soprattutto quello di Guernica, con alcune opere neocubiste, ad Arturo Martini per frenare tentazioni naturalistiche, a Henry Moore per accogliere trasformazioni anatomiche. Sempre, tuttavia, con quel piglio autonomo e svincolato, sul fronte della vena creativa, che connota le sculture di Alfieri, impegnato direttamente nella realizzazione delle opere con rare consapevolezze tecniche.
Le sculture - che entreranno soprattutto nelle collezioni della Galleria d'Arte Moderna e del Museo della Ligustica - coprono l'arco centrale dei trent'anni di attività di Alfieri, tra il 1939 e il 1969 e documentano vari generi, dalla ritrattistica, con il bronzo dedicato a Bianca Rapuzzi o la testina della Bimba malinconica, al tema del nudo con il Torso di donna (Emilia), dalle figure allegoriche ai soggetti religiosi, animali, celebrativi, giungendo fino al momento dell'astrazione degli anni Sessanta con gessi, bronzi, legni e terracotte.
La grafica andrà ad arricchire il cospicuo fondo antico e moderno conservato nel Gabinetto Disegni e Stampe di Palazzo Rosso e documenta in modo articolato la partecipazione di Edoardo Alfieri ai concorsi nazionali per la realizzazione di monumenti pubblici genovesi - dai rilievi del Palazzo del Provincia alle colonne del Palazzo del Genio Civile, alle sculture per il Cimitero di Staglieno, al Monumento a Mameli per i giardini di Piazza Corvetto - e il suo coinvolgimento nella decorazione dei transatlantici Giulio Cesare, Leonardo da Vinci e Michelangelo, attraverso la collaborazione con l'architetto Pulitzer.
La cura delle mostre è di Piero Boccardo, Giorgio Devoto, Matteo Fochessati, Maria Flora Giubilei, Giulio Sommariva.
Indirizzi e Orari delle sedi espositive
Galleria d'Arte Moderna di Genova
Via Capolungo 3, Genova Nervi
Martedì > domenica, 10-19
Museo dell'Accademia Ligustica
Largo Pertini 4, Genova
Martedì > venerdì 14.30-18.30
Musei di Strada Nuova - Palazzo Rosso
Via Garibaldi 18, Genova
Martedì-domenica, 10-19
Palazzo Doria Spinola-Sala degli Arazzi
Largo Eros Lanfranco, Genova
Lunedì-sabato, 9.00 - 13.00
Atrio del Consiglio regionale della Liguria
Via Gabriele D'Annunzio 42
Martedì 10-13
postato da: ocraweb | novembre 16, 2008 09:03
|
sabato, novembre 15, 2008
TURNER E L'ITALIA
a cura di James Hamilton
Palazzo dei Diamanti
C.so Ercole d'Este, 21 Ferrara
dal 15/11/2008 al 22/2/2009
È dedicata al grande pittore romantico Joseph Mallord William Turner e al suo rapporto con l'Italia la mostra che Palazzo dei Diamanti ospita dal 16 novembre 2008 al 22 febbraio 2009. Muovendo dalla lezione dei maestri del passato, Turner, nel corso della sua vita, ha letteralmente sovvertito la pittura, superando i limiti della raffigurazione prospettica e creando uno spazio del tutto nuovo, intriso di luce e di colore, che ha aperto la strada al culmine della rivoluzione impressionista dell'ultimo Monet.
Nella formazione della sua poetica l'Italia ha avuto un ruolo fondamentale. Il pittore inglese fu infatti profondamente affascinato dal nostro paese e dalla sua tradizione artistica. Lo testimoniano tanto l'omaggio che Turner rivolse ai maestri italiani o a lungo attivi in Italia - da Tiziano a Veronese, da Poussin a Lorrain - quanto i suoi numerosi soggiorni nella penisola. Nello stesso tempo, e' innegabile che l'impatto con il panorama maestoso delle Alpi, cosi' come la scoperta della luce mediterranea e delle atmosfere veneziane lasciarono un'impronta profonda nella sua pittura, ispirando alcune delle sue creazioni piu' moderne, spontanee e radicalmente innovative.
Per comprendere a fondo l'importanza del rapporto che lego' Turner al nostro paese, Ferrara Arte e la National Gallery of Scotland di Edimburgo, in collaborazione con lo Sze'pműve'szeti Múzeum di Budapest, organizzano una mostra che affronta per la prima volta questo nodo cruciale nella produzione del grande artista. Oltre novanta opere - tra olii, acquerelli, taccuini, incisioni, libri illustrati e documenti inediti - provenienti da importanti musei e collezioni di tutto il mondo, ripercorrono, da questo punto di vista inedito, l'intero arco della carriera di Turner, ricostruendo i suoi viaggi e i suoi spostamenti nella penisola.
Ad accogliere il visitatore sono olii e acquerelli che ritraggono -sublimi- scenari montuosi della Gran Bretagna e pittoresche vedute di paesaggi italiani dipinti dal giovane artista prima di recarsi in Italia. Queste opere mostrano come egli guardasse alla pittura di paesaggio britannica di grandi artisti della generazione precedente come Richard Wilson e John Robert Cozens.
Il percorso prosegue con una serie di quadri e opere su carta in cui Turner trascrive magistralmente le emozioni provate lungo il viaggio che, nel 1802, lo porta per la prima volta in Francia prima e sulle Alpi poi. Tra di essi spiccano il Castello di Saint Michel, Bonneville, Savoia (1803) dello Yale Center for British Art di New Haven, il Passo del San Gottardo (1804) dell'Abbot Hall Art Gallery di Kendal e Bonneville, Savoia (c. 1812) del Philadelphia Museum of Art.
Una volta tornato in patria, e' lo studio delle opere dei maestri del passato conservate a Londra a permettere al giovane artista di mantenere vivo il ricordo delle vedute italiane. I paesaggi classici, in particolare quelli di Claude Lorrain, attraggono la sua attenzione e gli ispirano opere caratterizzate da una calda e morbida luminosità, come un capolavoro della prima maturità quale Il lago d'Averno. Enea e la Sibilla Cumana (c. 1814-15) dello Yale Center for British Art.
Nel 1819 Turner visita l'Italia per la seconda volta e soggiorna a Venezia, Roma e Napoli. Questo secondo e piu' approfondito incontro con il nostro paese segna l'immaginazione dell'artista e imprime una svolta decisiva al suo stile. Dall'esperienza di questo viaggio nascono gli splendidi acquerelli che raccontano, con assoluta immediatezza, l'incanto suscitato dall'intensa luce del centro e del sud d'Italia.
Al rientro a Londra l'artista espone la monumentale tela, Roma vista dal Vaticano (1820) oggi conservata alla Tate di Londra, una sconfinata veduta immersa nella luce dorata che esalta la grandiosità della città eterna. Negli anni seguenti, anche quando si dedica al paesaggio inglese, Turner dà spesso vita ad opere pervase dalle atmosfere respirate in Italia. L'artista, infatti, attinge frequentemente ai ricordi e agli schizzi eseguiti durante l'ultimo viaggio per comporre in atelier grandi acquerelli e per realizzare illustrazioni destinate all'edizione di pregiati volumi, come Italy, A Poem di Samuel Rogers o le opere di Byron.
Turner torna in Italia nel 1828 e soggiorna soprattutto a Roma, dove trascorre uno dei periodi piu' felici della sua carriera. Negli anni seguenti il ricordo di questa esperienza continuo' a riaffiorare nella sua pittura, dando forma ad opere originalissime nelle quali, oltre che ispirarsi agli studi dal vero, Turner si affidava alla memoria e all'emozione per cogliere l'essenza della realtà. Nascono cosi' vedute indimenticabili, sempre meno descrittive, ma in realtà perfettamente fedeli a cio' che l'artista aveva visto e sentito, come Roma vista dall'Aventino del 1836 e soprattutto Roma Moderna. Campo Vaccino del 1839, entrambe provenienti dalla National Gallery of Scotland.
La mostra si chiude con due spettacolari sezioni dedicate agli ultimi anni, quando Turner mosse verso il definitivo superamento delle convenzioni che per quattro secoli avevano governato la rappresentazione della realtà: dalla visione prospettica alla determinatezza delle forme e dei colori. L'impatto che l'arte, l'architettura e soprattutto la luce di Venezia hanno su Turner, plasma in maniera decisiva la sua produzione. Venezia ispira alcuni dei suoi piu' straordinari dipinti e acquerelli, vedute atmosferiche in cui i confini tra acqua, aria e terra si annullano e il paesaggio lagunare e' dissolto in autentiche sinfonie di luce e colore, capolavori come Venezia. La Piazzetta con il doge che celebra la cerimonia dello sposalizio del mare e Venezia con la Salute, entrambe della Tate, e Arrivo a Venezia della National Gallery of Art di Washington.
L'esperienza in laguna segna per l'artista un punto di non ritorno: nei paesaggi degli anni Quaranta, Turner rompe definitivamente con l'ideale classico, traducendo sulla tela, con una libertà espressiva straordinaria e inedita, i sentimenti suscitati nel suo animo dalla realtà e dall'immensa forza della natura. Ne sono esempi straordinari, tra gli altri, Paesaggio con fiume e una baia in lontananza del Louvre e Scena di Montagna. Valle d'Aosta della National Gallery of Victoria di Melbourne, dove «l'immagine si isola o si diffonde in un cosmo di profondità sconfinata e non misurabile».
postato da: ocraweb | novembre 15, 2008 09:04
|
EMILIO SCANAVINO
1954 - 1983
a cura di Alberto Zanchetta
Dep Art Arte Moderna & Contemporanea
via Mario Giuriati, 9 (zona 22 marzo) Milano
dal 14/11 al 20/12/2008
La nona mostra della galleria Dep Art rende omaggio a Emilio Scanavino con una selezione di 20 opere realizzate tra gli anni Cinquanta e gli anni Ottanta. L'arte di Emilio Scanavino e' stata segnata da un perenne conflitto interiore, dal carattere riflessivo della pratica segnica che afferma prepotentemente l'idea di un segno profondo (un segno gravido di quel desiderio di testimoniare l'inevitabile fragilità umana e l'esasperazione degli individui), da una spiritualità escatologica che lo spinge a concentrarsi sul valore simbolico del grande vuoto e dal perdurare delle tracce relittuali di corpi e di figure larvali, oltre che dall'angosciosa dialettica tra presenza-assenza/vita-morte che si configura in modo ossessivo nel motivo del groviglio e del legamento che l'artista inquadra in strutture geometriche di tipo architettonico e simbolico.
Emilio Scanavino (nato a Genova il 28 febbraio 1922 e morto a Milano il 28 novembre 1986) si è imposto sin dagli anni Cinquanta come uno dei maggiori protagonisti dell'Arte Italiana.Le caratteristiche della sua pittura e in modo particolare il suo personalissimo segno si legano ed al tempo stesso si distinguono dall'informale di cui e' stato un esponente di rilievo internazionale. Piu' volte presente alla Biennale di Venezia (1950-1954-1958) e' invitato con una sala personale nel 1960 e nel 1966 vince il premio Pinin Farina.
Ha esposto nelle principali gallerie italiane e tenuto personali all'estero: a Londra, Parigi, Bruxelles, Copenhagen, Amburgo, Malmo, Filadelfia ecc. Tra il 1973 e il 1974 gli vengono allestite tre importanti mostre antologiche: alla Kunsthalle di Darmstadt, a Palazzo Grassi a Venezia ,e a Palazzo Reale a Milano.Della sua opera hanno scritto i maggiori critici, tra i quali Jaguer, Ballo, Jouffroy, Crispolti, Sanesi, Russoli, G.M. Accame con volumi monografici. Dopo la sua scomparsa la città di Genova gli ha dedicato una importante antologica nel 1987, al Museo d'arte contemporanea di Villa Croce.
All'inizio del 1999 alla Galleria Civica di Modena è stata presentata una rassegna sul periodo 1954-1962.
Nel 2002 la mostra "Omaggio a Emilio Scanavino" viene allestita nei Chiostri di Santa Caterina, Oratorio dei Disciplinati a Finale Ligure. Nel 2003 la Galleria S.Fedele di Milano gli dedica la personale -Scanavino e il sacro-.
Nell'estate del 2008 viene esposto "Il muro ritrovato" al Priamar di Savona nella Sala della Sibilla.
postato da: ocraweb | novembre 15, 2008 09:03
|
FUTURISME ET SURREALISME
Etudes réunies par François Livi
avec le concours de Silvia Contarini, Karine Martin-Cardini, Catherine Lanfranchi
L'Age d'Homme, mai 2008
Les rapports entre le Futurisme et le Surréalisme semblent avoir été marqués par une incompréhension réciproque (d'ailleurs tributaire, en partie, de la dynamique même des avant-gardes, fondée sur la rupture et sur l'utopie d'un commencement absolu) : une incompréhension faite de silences. de méprises - ou de mépris -, sur un fond affiché d'opposition idéologique et de rivalité : mais il est de fait qu'à partir de 1909 et de 1924, ces deux puissants catalyseurs de modernité, italien et français, agissent, sinon de concert du moins en synergie, en Europe et dans le monde. Ce livre invite à dépasser les cloisons étanches dressées par l'histoire littéraire et montre que le dialogue entre Futurisme et Surréalisme, qui fait ici l'objet d'études portant sur les manifestes et certaines thématiques, est nécessairement un dialogue croisé à plusieurs voix, dans un contexte plus large : le souffle de l'avant-garde se joue en effet des frontières. C'est cette dimension européenne - allant de l'Espagne à la Russie, en passant par la France, l'Italie, la Suisse, l'Allemagne - que les dix-huit études réunies en trois sections - intersections, Figures et problèmes, Dialogues - mettent en valeur, dans un esprit d'ouverture interdisciplinaire, attentif aussi bien à la littérature (poésie, roman, théâtre) qu'à la peinture et aux arts plastiques, à la musique et au cinéma. Aussi des contributions sur Dada, sur le réalisme magique allemand, sur l'avant-garde galicienne, sur le dialogue franco-russo-soviétique, qui s'établit, en littérature et en musique, à partir du Nez de Gogol et des Mamelles de Tirésias d'Apollinaire et des compositions de Chostakovitch et de Poulenc, voisinent-elles avec des études consacrées aux revues (Les Soirées de Paris, L'Italia futurista, L'Esprit Nouveau, Stile Futurista), carrefours de modernité. D'autres études proposent des éclairages nouveaux sur des segments de parcours individuels où écrivains et artistes - Marinetti, Breton, De Chirico, Carrà, Picasso, Paul Dermée, Magritte, Prampolini et d'autres - élaborent des concepts et des pratiques d'écriture originaux. Par la diversité de ses objets et la rigueur concertée des approches historiques et méthodologiques mises en oeuvre, ce volume reflète la vitalité de deux mouvements qui ont animé - voire agité - le monde culturel de la première moitié du siècle dernier et, à la fois, illustre de façon suggestive le fonctionnement de ces contre-institutions (mais institutions quand même, contradictoirement) que sont les avant-gardes. Il place ainsi, à distance de temps, les jalons d'une vue historique fondée sur un examen attentif et sans préconceptions des intentions et des réalisations.
postato da: ocraweb | novembre 15, 2008 09:02
|
MAURIZIO SERRA
MARINETTI ET LA REVOLUTION FUTURISTE
L'Herne, oct. 2008
La guerre futuriste est une mobilisation totale contre les valeurs politiques, morales et culturelles du passé; elle permet à marinetti de rompre les ponts avec la décadence, d'être de plain-pied dans la réalité qui n'est plus la conséquence du passé mais son contraire.
Il repère un ennemi immédiat - les empires centraux "moribonds" - et un objectif facile - l'irrédentisme; mais surtout il identifie, dans la technique au service du mythe, l'avènement traumatique de la modernité. [. ] marinetti n'est décidément pas facile à cerner. il est de "droite" ou plutôt d'"extrême droite", lorsqu'il en appelle au droit du plus fort, au reniement de la solidarité de classe, à la loi martiale contre les pacifistes et les traîtres, à la destruction de l'ennemi et pas seulement à sa défaite.
Il est de "gauche", ou plutôt d'"extrême gauche" parce qu'à ses yeux la guerre doit mener à la dissolution de tout ordre préétabli, y compris celui des non-belligérants comme l'eglise - d'oú sa fronde pendant la période fasciste contre les compromis et la corruption du régime.
postato da: ocraweb | novembre 15, 2008 09:01
|
MARCO ERCOLANI
VERTIGINE E MISURA
Appunti sullapoesia contemporanea
La Vita Felice, 2008
"Quest'opera è "un luogo" in cui la parola e il silenzio sono affiancati, i pensieri e le intuizioni vibrano in un'interrogazione appassionata e così, pagina dopo pagina, "spazi segreti" si mescolano a "luoghi conosciuti" in un viaggio articolato e complesso attraverso alcuni aspetti cruciali della poesia e del "fare poetico", ma anche attorno all'Essere, al destino e al tragico che segnano la parola poetica nata da quel "soffrire di meraviglia" che, nota Ercolani, è di ogni grande poeta. Il cammino è qui svolto attorno alla parola poetica, ma anche attraverso la parola poetica stessa, costruito in precise architetture, sorrette dal paziente interrogare del nostro autore che non sovrappone mai la propria interpretazione ai versi dei poeti, ma lascia che essa emerga dalle parole della poesia. La poesia per Ercolani è quella parola che fa "respirare l'incomprensibile", abitando la zona "tra voce e silenzio", che si trova "nelle esperienze estreme della lingua e del corpo", essendo lingua che cerca una "fessura" dentro l'indicibile della vita e tra il silenzio delle cose. Proprio per questo "la poesia non è mai né indulgenza né compromesso, ma accelerazione, precipitazione, inadeguatezza, distanza". (G. Fantato)
Il volume viene presentato oggi, sabato 15 novembre 2008, alle ore 17,30, presso la libreria Book in the Casbah (via di Prè 137r, Genova) dal critico Massimo Morasso.
postato da: ocraweb | novembre 15, 2008 08:59
|
venerdì, novembre 14, 2008
IL SECOLO DEL JAZZ
Arte, cinema, musica e fotografia da Picasso a Basquiat
MartRovereto
Corso Bettini, 43 38068 Rovereto (TN)
dal 15 novembre 2008 al 15 febbraio 2009
Il grande evento espositivo 2008 - 2009 "Il Secolo del Jazz" proporrà ai visitatori del Mart un tema nuovo per la museografia italiana e dunque di grande interesse culturale: la relazione tra arte e musica. Come e' tradizione degli eventi autunnali del museo, anche questa mostra vuole aprire un approfondito dibattito critico su uno degli intrecci epocali piu' curiosi e interessanti del XX secolo: il jazz non fu infatti solo uno straordinario genere musicale, che rivoluziono' i canoni tradizionali della musica, ma rappresento' anche un nuovo modo d'essere della società del -900 e un fenomeno che influenzo' profondamente la storia artistica del secolo scorso.
"Il Secolo del Jazz" e' in programma al Mart di Rovereto dal 15 novembre 2008 al 15 febbraio 2009. L'esposizione e' co-prodotta dal Mart con il Musée du Quai Branly di Parigi e il Centre de Cultura Contemporània de Barcelona. E' a cura di Daniel Soutif, con il sostegno scientifico dei responsabili delle istituzioni, Gabriella Belli, per il Mart, Helène Cerutti per il Quai Branly e Josep Ramoneda, per il CCCB.
La musica jazz e' una delle espressioni piu' importanti del XX secolo: nuovi ritmi, colori, e linguaggi sonori - nati da uno storico confronto tra diverse culture - hanno segnato ogni aspetto della scena artistica mondiale.
La grande esposizione autunnale del Mart "Il Secolo del Jazz" propone una lettura multidisciplinare di questa storia complessa e affascinante, coinvolgendo il pubblico in un mondo di suoni che ha colorato tutte le altre arti, dalla pittura alla fotografia, dal cinema alla letteratura, senza dimenticare la grafica e il fumetto.
LA STORIA DEL JAZZ, FILO ROSSO DEL SECOLO
L'esposizione e' articolata cronologicamente intorno a una timeline lungo la quale si snodano, anno dopo anno, i principali momenti della storia del jazz. Spartiti, affiches, dischi, riviste e giornali, libri, fotografie e altri memorabilia evocano i numerosi episodi del periodo storico considerato. Dalle partiture "the Banjo" di Gottschalk a "Nobody" di Bert Williams (1905) - successi che precedono l'avvento del misterioso termine jazz - ai manifesti per il "Gran Bal Dada" del 1920, fino a quelli di Joel Shapiro per il Lincoln Center (1996). Un filo rosso scandito ovviamente da una vastissima documentazione sonora, passando per dischi, concerti e registrazioni fondamentali, come quella di "Strange Fruit" da parte di Billie Holiday, nel 1939.
Questa timeline oltre che sonora e' spesso anche audiovisiva, e guida il visitatore da una sala all'altra. Lungo tutto il percorso espositivo si aprono infatti piccole mostre autonome che si propongono di mettere in evidenza i rapporti tra il jazz e le altre arti.
LA PITTURA E LE ARTI VISIVE
Nel corso degli anni i momenti di incontro tra il jazz e le arti visive nobili o meno nobili, alte o basse, sono stati moltissimi, come dimostrano le piccole esposizioni tematiche o monografiche di approfondimento.
Francis Picabia, Man Ray, Janco, Theo Van Doesburg sono tra i primi artisti ad accogliere con entusiasmo la nascente musica afro-americana, seguiti a ruota da molti altri artisti come Otto Dix, Jan Matulka o Frantisek Kupka.
Ad Harlem un nutrito gruppo di talenti - scrittori come Langston Hughes o Claude McKay, pittori come Aaron Douglas, Palmer Hayden, Archibald Motley jr., William H. Johnson, Winold Reiss e altri - inaugurano la celebre Harlem Renaissance, con il sostegno di personalità bianche affascinate dalla cultura nera quali - tra gli altri - Carl van Vechten, che le renderà omaggio con un celebre romanzo, "Nigger Heaven" (1926).
Il jazz, tuttavia, non infiamma solo gli artisti neri della Harlem Renaissance, ma diventa una fonte d'ispirazione rivendicata da molti pittori modernisti americani degli anni venti e trenta. Le opere astratte di Arthur Dove o quelle piu' ambigue di Stuart Davis costituiscono, tra le tante produzioni, un esempio emblematico.
Conquistato dal jazz e dalla danza fu Piet Mondrian, appassionato in particolare dei ritmi indiavolati dei pianisti di boogie woogie di cui possedeva i dischi. Dopo il fox trot alla fine degli anni venti, questa musica influenzo' direttamente i suoi ultimi capolavori newyorkesi.
Poco piu' tardi, un altro pittore di prima grandezza, Henri Matisse, intitolerà Jazz uno dei libri d'artista piu' noti del XX secolo.
Il rapporto privilegiato tra jazz e arte si intensifica ulteriormente nel dopoguerra. Spesso senza il minimo intento illustrativo, i pittori astratti tentano di ritrovare sulla tela la spontaneità e l'improvvisazione propria dei musicisti. È il caso, per esempio, di Jackson Pollock, i cui drippings sono spesso eseguiti con la musica jazz in sottofondo. Nessuna sorpresa, dunque, che Ornette Coleman utilizzi il "White Light" dell'artista per illustrare la copertina del suo celebre album "Free Jazz (A Collective Improvisation)", capostipite del Free Jazz.
Taluni artisti, come Larry Rivers, si cimentano in modo piu' o meno regolare nella pratica di uno strumento. Sassofonista di tutto rispetto, Rivers non manca di evocare la pratica musicale in molte delle sue tele.
Questi musicisti-pittori non devono tuttavia impedire di considerare attentamente che dopo l'estinzione della Harlem Renaissance e la fine della seconda guerra mondiale numerosi artisti di grandissimo talento mantengono alta la fiaccola della creazione artistica africana-americana, molto spesso in rapporto diretto con il clima musicale proprio del jazz. Da Romare Bearden a Jean-Michel Basquiat, la creatività nera nel dopoguerra e nel periodo contemporaneo non cessa di crescere e perfezionarsi, assumendo una specificità sempre piu' marcata.
Celebrata da un'esposizione al Whitney nel 1998, la memoria di Bob Thompson, artista meteorico ispirato sia dalla Free Music, sua contemporanea, sia dall'Italia del Rinascimento, non puo' essere dimenticata. Batterista a tempo perso, Thompson, prima della sua recente riscoperta da parte del mondo dell'arte, era famoso tra gli amanti del jazz, a causa di una suite che il sassofonista Archie Shepp gli aveva dedicato.
Il parallelismo, a una ventina d'anni di distanza, tra due carriere troppo brevi ha talvolta giustificato l'avvicinamento di questo notevole artista e di Jean-Michel Basquiat.
Infine, attorno agli anni sessanta, divenuti pop, minimali, concettuali, poveristi, in una sola parola contemporanei piu' che moderni, molti artisti attingono comunque, ciascuno a suo modo, al jazz e dintorni.
LA FOTOGRAFIA
Piu' di ogni altra musica il jazz ha suscitato l'interesse dei fotografi. Alcuni, come Herman Leonard o William Claxton, ne fanno una vera e propria specialità e gli devono la loro fama. Altri, destinati a essere ricordati come i piu' rappresentativi del secolo, gli dedicano una parte importante della loro carriera.
Il lavoro di Lee Friedlander per la casa discografica Atlantic e' ricordato da una trentina di dischi, tra cui veri e propri monumenti della storia del jazz con "Giant Steps" di John Coltrane o "In a Silent Way" di Miles Davis. Tra gli altri nomi di fotografi presenti in mostra vanno ricordati Roy DeCarava, Giuseppe Pino, Roberto Masotti e Guy Le Querrec.
IL CINEMA
Al di là dei grandi classici del cinema che, da "Ascenseur pour l'échafaud" a "La Notte", hanno utilizzato il jazz sia come protagonista che come colonna sonora, esiste una moltitudine di -Soundies- - questi cortometraggi musicali sono gli antenati dei nostri videoclip e sono stati girati per la maggior parte intorno agli anni Trenta e Quaranta - e un numero non meno considerevole di trasmissioni televisive, tra cui la mitica serie francese con Johnny Staccato, il pianista -investigatore, interpretato dall'indimenticabile John Cassavetes. Una selezione molto nutrita di questo ricchissimo materiale audiovisivo assicura la dimensione sonora e vitale dell'esposizione.
Il cinema d'animazione - come Clean Pastures di Friz Freleng, senza dimenticare i tre porcellini alle prese con un grande lupo cattivo occasionale trombettista - non e' certo trascurato, come non lo e' il cinema sperimentale rappresentato da una ricca selezione di capolavori firmati da Norman McLaren, Charles e Ray Eames.
LA GRAFICA
Come altre arti dello spettacolo, il jazz ha ampiamente ispirato grafici e illustratori: affiche, inserti pubblicitari, prospetti, programmi di concerti.
Tuttavia, a partire dal 1939, anno in cui Alex Steinweiss lancia per la Columbia la copertina del disco, una sequenza interminabile di piccoli capolavori illustra la musica nello spazio limitato - ma estremamente ispiratore - del quadrato di cartone che avvolge i supporti prima di gommalacca, poi di vinile, cari agli appassionati.
Le copertine di Steinweiss vengono celebrate nel 1941 nella rivista di design PM Magazine. In mostra anche le copertine disegnate da Jim Flora, o Marvin Israel, le illustrazioni di Ben Shahn, David Stone-Martin o del francese Pierre Merlin. Il lavoro di questi artisti mostra come il contributo della grafica all'estetica del jazz sia stato fondamentale.
Alcuni di questi personaggi talvolta giocavano su piu' fronti; come Burt Goldblatt, le cui innumerevoli copertine lo mostrano di volta in volta fotografo, disegnatore o grafico. Questa musica dunque sembra essere un'instancabile fonte d'invenzione: dalla tipografia d'ispirazione svizzera al kitsch, passando per le infinite variazioni sul tema dell'arte moderna. Una nota particolare meritano le diverse copertine di dischi realizzate da un giovane Andy Warhol, tra cui quelle per Kenny Burrell e Johnny Griffin.
COMICS & FUMETTI
Arte molto vivace, anche il fumetto ha riconosciuto nel jazz tematiche atte a nutrire le sue vignette.
Da Joost Swarte, discendente distaccato e ironico dell'arte moderna, a Loustal, a Louis Joos, a Muñoz & Sampayo, molti disegnatori di fumetti hanno raccontato a loro modo le storie, piccole o grandi, della musica nera americana.
Guido Crepax e' presente in mostra non solo con fumetti come "L'uomo di Harlem", ma anche con la copertina di "Charlie Parker Plays", disegnata attorno al 1953.
IN EUROPA
"Il Secolo del Jazz" non dimentica naturalmente la dimensione europea dell'effetto jazz. Questa musica sincopata infatti invade l'Europa sin dagli esordi. È noto per esempio che l'arrivo a Parigi della "Revue Negre" e di Jose'phine Baker segnano profondamente gli anni del primo dopoguerra, immortalati in pubblicazioni come "Le Jazz Hot", del 1934, di Hugues Panassié.
Allo stesso modo, senza l'apporto del jazz la rive gauche e la vita artistica o intellettuale degli anni cinquanta sarebbero ben differenti. È sufficiente nominare Boris Vian, che fu direttore di "Jazz News", per evocare questo periodo della cultura francese che naturalmente viene trattato in mostra con un'attenzione del tutto particolare. D'altronde la Francia non e' forse teatro di una vera e propria guerra, se non di religione, di clan scatenati dall'invenzione del Be-Bop?
Il medesimo scompiglio travolge ugualmente l'Italia e la Spagna. Là come altrove, concerti, dischi e riviste specializzate, alimentano la cronaca locale di una vita musicale che ispira artisti importanti quali Lucio Fontana, Renato Guttuso e Pino Pascali in Italia o, in Spagna, Antoni Tapiés.
postato da: ocraweb | novembre 14, 2008 08:22
|
SPEAKING OUT LOUD
Curator Susanne Jaschko
Netherlands Media Art Institute
Keizersgracht 264 - Amsterdam
14/11/2008 - 24/1/2009
Artists:
Tim Etchells (UK) and Vlatka Horvat (CRO), Mukul Patel (UK) and Manu Luksch (AT), Christoph Keller (DE), Jaromil (IT) and Jodi (NL), Linda Hilfling (DEN), KH Jeron (DE), Tudor Bratu (RO), Michael Hoepfel (DE), Trikoton (DE), Evan Roth (US)
Speaking Out Loud centers on the processes of both -thinking out loud- and -speaking out.- Thinking out loud describes the associative, dynamic and rather uncontrolled process of simultaneously thinking and speaking about a particular topic. We think out loud to make a suggestion, to put forward an idea or a thought rather than to make a claim. Speaking Out Loud advocates this free and creative process of thinking out loud through artworks that enable a playful and surprising experience of language. This happens in the form of what could be summarised as experimental language exercises or canny transformations and alternations of language.
Meanwhile the act of speaking out demonstrates resistance and the existence of alternative concepts and views. As a democratic act it constitutes a cornerstone of democratic society. In that sense, the exhibition promotes the idea of controversy, dissent and debate as a relevant society shaping strategy. In the light of representative democracies, low voter participation and increasingly levelled concepts of life, Speaking Out Loud attempts to call for taking an active role in the debate. Moreover it explores the subversive power of spoken or written text but also unmasks the inflationary and culturally connoted use of words and phrases.
The artworks in the exhibition deal with the act of speaking, reading and writing. They particularly reflect on and emphasise the performative qualities of language and thus reveal the strong and inseparable connection between words' meaning and their performance/performer.
Renowned novelist Paul Auster captured the act of speaking as -When words come out, fly into the air, live for a moment, and die. Strange, is it not?- It is this fluidity and dynamics of language and its meaning that the exhibition centers on, observes and reflects.
In this fluid state, words fly and dance, thus enabling a mental dialogue between the artwork and its viewer/listener, and opening up to continuous interpretation. The exhibition mainly presents works of Dutch and English language. Thereby it also reflects on a world in which vast distances are bridged with relative facility but where language remains a system of cultural -multivalence.-
List of works:
Insults and Praises by Tim Etchells (UK) and Vlatka Horvat (CRO)
A New and Exciting Experience by Mukul Patel (UK) and Manu Luksch (AT)
Good and Evil by Charles Sandison (UK)
Interpreters by Christoph Keller (DE)
Time Based Text by Jaromil (IT) and Jodi (NL)
Gate peepin' and Misspelling Generator by Linda Hilfling (DEN)
Horde by KH Jeron (DE), in collaboration with Dr. Dominik Kuropka
A Conversation Piece by Tudor Bratu (RO)
Text and Semiotic Collider by Michael Hoepfel (DE)
The Voice Knitting Collection by Trikoton (DE)
Explicit Content Only by Evan Roth (US)
During the opening of the group exhibition Speaking Out Loud there will be three performances by Omer Krieger (IL), Bas Böttcher (DE) and the Dutch hiphop artist Blaxtar. The exhibition is on show until january 24, 2009.
OMER KRIEGER, LIVE COVERAGE
Omer Krieger works in performance, video, audio, communication systems, social environments and public spaces. Live Coverage is a public system covering speech and publishing text in a physical social space. The system is activated by people in a process of live reporting, based on an infrastructure of microphones, a listening station and a text display. The keywords heard in the sites of coverage are published by the human reporter on a screen, in constant and questionably immediate updates. Live Coverage is proposed as a permanent media installation for public spaces, a form of journalism. At the opening of Speaking Out Loud, Omer Krieger will cover conversations of the visitors. Programming by Gil Rimon.
Live Coverage (Amsterdam, 14 November 2008)is the fifth edition of the system. Previous editions include: Memale Makom / Bezalel Academy of Art & Design, Tel Aviv; programming by Asaf Talmudi; The Spontaneous Conversation Index Machine / Tesla zur Transmediale open studios; Live Coverage / TESLA medien kunst
BAS BÖTTCHER
During the early 1990s Bas Böttcher was the first German-speaking rapper to perform his lyrics as a new form of poetry and put them on stage in the context of literary events. He developed a new form of poetry which is dynamic and rhythmic, as well as very direct and driven by the sound and melody of the language. His particular style of performance gives his texts a poetic maelstrom. His lyrics/texts are sharp observations about contemporary life, often referring to subjects such as pop culture and media. The rap poetry of Bas Böttcher and his band Zentrifugal is closely connected to American Slam Poetry. The genre uses distinct pictures -drawn' with words. The first poetry slams took place in the late 1980s in American bars, cafe's and clubs. One of them was the Nuyorican Poets Cafe in New York, where young American poets organised literary competitions they called -Slams'. At the beginning of the 1990s the first slam competitions were organised in Germany, which soon developed a slam scene of its own. Poetry slams are far removed from literary readings. They represent a literary experiment with a high entertainment factor for the listeners, as they also function as the jury. When Böttcher performs outside German speaking-countries, he often uses projections which display the translation of his texts accompanied by stylish video loops.
Böttcher will perform a selection of his texts at the opening of 'Speaking Out Loud'.
BLAXTAR
The Dutch hip-hop artist Blaxtar is very conscious of the power of language, the strength of the word. It is simply logical then that the texts are printed in a book let with his album. Even more: the titles of all the numbers together, one after another, make a poem. Blaxtar does more than just show us that he comes off the streets. In his texts he showcases his interest in philosophy, science and religion. Recently he organized the event Spoken. For this occasion Blaxtar phoned up some friends to ask if they were interested in an evening that only revolved around the content of their texts. The evening session gave a large group of different professional hip-hop artists the opportunity to gain exposure.
postato da: ocraweb | novembre 14, 2008 08:21
|
CINÉMA RADICAL
par Christian Lebrat
Paris Experimental, june 2008
Collection "Sine qua non"
Il existe un cinéma qui se développe hors des sentiers battus et invente ses propres règles.
Il existe un cinéma qui est indépendant du commerce comme de l’industrie, indépendant du monde de l’art comme du monde de la mode. Il existe un cinéma dans lequel chaque grand film remet en jeu la définition même du cinéma. Il existe un cinéma qui renouvelle en perma- nence les formes, comme les modalités de son existence.
Il existe un cinéma qui constitue un noyau dur, incontournable.
C’est ce cinéma radical que l’auteur s’attache à explorer à travers l’analyse de quelques œuvres majeures et exemplaires des cinéastes suivants : Stan Brakhage – Robert Breer – Henri Chomette – Antonio De Bernardi – Marcel Duchamp – Germaine Dulac – Guy Fihman – Hollis Frampton – Georges Franju – Claudine Eizykman – Gérard Fromanger / Jean-Luc Godard – Isidore Isou – Ken Jacobs – Peter Kubelka – Fernand Léger – Maurice Lemaître – Man Ray – Giovanni Martedi – Jonas Mekas – Jean-Claude Rousseau – Pierre Rovere – Paul Sharits – Michael Snow – René Vautier…
Ecrits sur une période d’une trentaine d’années afin d’accompagner rétrospectives, publications et expositions, les textes rassemblés dans ce volume sont regroupés en quatre chapitres distincts qui débutent par un entretien dans lequel l’auteur explicite les conditions d’existence, d’enseignement et de développement du cinéma expérimental.
Cinéaste et photographe, Christian Lebrat a fondé les éditions Paris Expérimental et organisé plusieurs manifestations dont la première rétrospective en France de l’œuvre filmée de Jonas Mekas, présentée en 1992 à la Galerie nationale du Jeu de Paume et Jeune, dure et pure ! Une histoire du cinéma d’avant-garde et expérimental en France, présentée en 2000 à la Cinémathèque française.
postato da: ocraweb | novembre 14, 2008 08:20
|
GIOVANNI LISTA
LE CINÉMA FUTURISTE
Paris-Experimental
Collection "Classiques de l'Avant-Garde"
Le volume offre une synthèse critique et chronologique de l’histoire du cinéma futuriste, des années 1910 aux années 1930.
Le cinéma populaire – par son attitude irrévérente et démystificatrice et ses jeux formels –, apparaît d’abord, aux yeux de Marinetti, comme une révolution futuriste qui avance sans idéologies, ni théories. Ensuite, grâce à l’assimilation dialectique des idées futuristes, les frères Ginanni-Corradini entreprennent une recherche cinématographique fondée sur la dramatisation et la musicalisation des lignes et des couleurs. L’expérience futuriste du cinéma se fait alors radicale. L’auteur nous en donne un important témoignage par la reconstruction des événements du tournage du premier film, Vita futurista, conçu et réalisé en 1916 à l’initiative du groupe futuriste florentin. Pendant les années 1920, le caractère protéiforme du futurisme se reconnaît dans une série de thèmes et de solutions formelles participant de l’avant-garde internationale : esthétique de la machine, célébration vitaliste des bruits, vision extatique de l’espace urbain, cinétisme abstrait, compénétrations visuelles et accélérations cinétiques, ainsi qu’une approche formelle du film documentaire en tant qu’instrument de lecture du monde moderne. Le futurisme est à présent beaucoup plus une culture de dimension européenne qu’un seul mouvement activiste animé par Marinetti en Italie. C’est précisément en 1930, quand le cinéma d’avant-garde amorce son déclin à cause de l’avènement du sonore, que le futurisme italien réalise le film Velocità (Vitesse) de Cordero, Martina et Oriani, qui apparaît aujourd’hui comme l’une des œuvres cinématographiques les plus significatives du mouvement. La période suivante enregistre les recherches d’avant-garde accomplies de façon indépendante par Goffredo Alessandrini, Corrado D’Errico et Francesco Di Cocco. Les idées futuristes ne cessent alors de fasciner les metteurs en scène du cinéma professionnel, ou encore de marquer les procédés formels du film documentaire. Le futurisme au cinéma s’identifie désormais à un style et à une approche des grands thèmes de la modernité.
L’ensemble de précieux textes théoriques sur le cinéma réunis dans ce volume permet d’approfondir la connaissance du mouvement futuriste au niveau théorique, idéologique et esthétique et de mieux faire comprendre son importance dans l’histoire culturelle italienne et européenne.
Directeur de recherche au C.N.R.S., Giovanni Lista est un spécialiste reconnu de la culture des avant-gardes et du futurisme en particulier.
postato da: ocraweb | novembre 14, 2008 08:19
|
postato da: ocraweb | novembre 14, 2008 08:17
|
giovedì, novembre 13, 2008
EGO DOCUMENTS
The Autobiographical in Contemporary Art
Curator Kathleen Bühler
Assistance Isabel Fluri
Kunstmuseum Bern
Hodlerstrasse 12 - Bern
13/11/2008 - 15/2/2009
The exhibition "Ego Documents" is presenting contemporary art by artists who have made their own life the theme of their work. We will be showing autobiographical video films, photographs, prints, drawings, installations, paintings and a slide show. Salient points are the various strategies for dealing with autobiographical material ranging from self-documentation to the cultivation of the individual image. "Ego Documents" is Kathleen Bühler's first exhibition as curator of the contemporary art department.
For what reason do artists reveal private details of their lives? Is it only to satisfy the curiosity and craving for sensation of the viewer? Or might there be social or even political reasons for the divulging of intimate information. What happens when artists write diaries, take family snapshots and shoot holiday films? Is this art, or do the documents remain private memorabilia? Questions such as this are posed in the exhibition "Ego Documents".
Memories artistically processed
Approximately one hundred works from the last forty years are proof that the autobiographical in contemporary art takes on the most diverse forms. The variety of media ranges from video films, photographs, prints, drawings, installations, paintings and a slide show to a performance. The artists represented in the exhibition work with self-documentation techniques familiar in everyday life such as diaries, letters, photograph albums, holiday films or collections of memorabilia. Central to an autobiographical work of art is the artist's conscious dealing with memories and his or her intent to transform their own life experience into an artistic experience for the viewer.
From self-documentation to narcissistic self-display
"Ego Documents" is not about mere self-exposure. The artists are presenting the most varied concepts of ego, of identity and experience. They employ diverse strategies in dealing with autobiographical material. Some of the artists document their own lives, setting them in a narrative in order to make sense of the experiences. Sometimes they portray entire identity-finding processes in their works. Others undertake research into following traces of a "great" story, a civil war for instance, in their own "small" story. Thus, culture-specific moments appear in what to all intents and purposes are private testimonials. The works of other artists are occupied with their own transience and what remains of life. The exhibition also shows that an autobiographical work can be a narcissistic self-portrayal as well as serving to cultivate the artist's own image.
The exhibition "Ego Documents" was conceived by Kathleen Bühler and is the opening event of her curatorship in the department for contemporary art.
List of artists
Darren Almond, Sadie Benning, Louise Bourgeois, Annatina Graf, Mona Hatoum, Xiaoyuan Hu, On Kawara, Martin Kippenberger, Isabelle Krieg, Elke Krystufek, Laura Lancaster, Nicolas Nixon, Jan Peters, Jack Pierson, Anri Sala, Vittorio Santoro, Carolee Schneemann, Annelies Strba, Ana Strika, Pascale Wiedemann / Daniel Mettler.
Catalogue (German / English)
Published by Kathleen Bühler, Kunstmuseum Bern | Kehrer Verlag, Heidelberg
Essays by Kathleen Bühler, Corina Caduff, Matthias Frehner, Alma-Elisa Kittner, Peter Schneemann, Judith Welter
postato da: ocraweb | novembre 13, 2008 09:00
|
DAN GRAHAM
SAGITARIAN GIRLS
Francesca Minini
via Massimiano, 25 - Milan
dal 13/11/2008 al 15/1/2009
Francesca Minini e' lieta di annunciare la mostra di Dan Graham. L'importante artista americano presenta un nuovo padiglione site-specific ideato per gli spazi della galleria che prosegue la ricerca iniziata negli anni 80 con la creazione di strutture praticabili in vetro tipologicamente sempre diverse. I padiglioni di Dan Graham sono luoghi dialettici in cui il fruitore e' allo stesso tempo attore e spettatore, in un continuo gioco di riflessi. Il materiale utilizzato e' il vetro a riflessione differenziata di cui l'artista mantiene bassa la percentuale di riflessione in modo da mescolarla alla trasparenza. L'opera interagisce con il pubblico, i visitatori da una parte della struttura diventano immagine riflessa e pubblico per gli spettatori dall'altro lato dell'opera in una dinamica continua.
L'artista e' da sempre interessato al concetto di intersoggettività, a come un individuo percepisca contemporaneamente se' stesso, guardi gli altri e sia osservato da questi; al rapporto tra la percezione di gruppo e quella di un singolo osservatore. La trasparenza, i riflessi, il gioco delle immagini che si sovrappongono, sono elementi che rispondono all'esigenza di aprire all'esterno il dialogo visivo, di proiettarsi fuori sia che si tratti di un paesaggio naturale, del pubblico o, come in questo caso, di uno spazio espositivo. La predilezione per le superfici curve, le trasparenze e i gli effetti delle vetrate avvicinano la sensibilità dell'artista all'idea di meraviglia barocca.
postato da: ocraweb | novembre 13, 2008 08:59
|
COUNTERPOINT:
DANIEL LIBESKIND
IN CONVERSATION WITH PAUL GOLDBERGER by Daniel Libeskind, Paul Goldberger
The Monacelli Press, nov. 2008
Architect Daniel Libeskind, known for his dynamic, fractured compositions, is also recognized for introducing a new critical discourse to architecture. In an enormous variety of projects around the world—major cultural institutions, convention centers, universities, hotels, commercial centers, and residential work—he has manifested his commitment to expanding the horizons of architecture and urbanism. Counterpoint: Daniel Libeskind is the first comprehensive portrait of the work of Studio Daniel Libeskind, which was established in Berlin in 1989 and moved to New York in 2003 after winning the World Trade Center design competition.
Drawn from a series of interviews with celebrated architecture critic Paul Goldberger, Counterpoint exemplifies Libeskind's multidisciplinary approach, which reflects a profound interest in philosophy, art, music, literature, theater, and film. Along with Memory Foundations, the master plan for the World Trade Center site, featured projects include the Jewish Museum Berlin, the Royal Ontario Museum, the extension to the Denver Art Museum, the MGM Mirage CityCenter in Las Vegas, a multi-building complex in Busan, South Korea, and projects in the United Kingdom, Switzerland, Spain, the Netherlands, Italy, Israel, Mexico, Japan, and China.
Daniel Libeskind is the founder and principal of Studio Daniel Libeskind, founded in Berlin in 1989.
Paul Goldberger is the architecture critic for the New Yorker. He also holds the Joseph Urban Chair in Design and Architecture at the New School in New York City. He began his career at the New York Times, and in 1984, he was awarded the Pulitzer Prize for Distinguished Criticism. He is the author of several books, most recently his chronicle of the process of rebuilding Ground Zero, Up From Zero: Politics, Architecture, and the Rebuilding of New York. The author lives in New York.
postato da: ocraweb | novembre 13, 2008 08:58
|
PHILIP JODIDIO, JANET ADAMS STRONG
IRVING M. PEI: COMPLETE WORKS
Rizzoli, nov. 2008
When I. M. Pei was awarded the Pritzker Prize in 1983, the jury said he had "given this century some of its most beautiful interior spaces and exterior forms." I. M. Pei: Complete Works, the first and definitive survey of the master architect, attests to this statement by showcasing Pei’s transcendent, sculptural forms in over fifty projects and more than 300 illustrations, culminating in the last works he is currently completing. Often working in a spare geometry with a palette of stone, concrete, glass, and steel, Pei—who began his career pioneering public housing projects in New York City—has taken his vision of modern architecture across the globe with commissions in locations as diverse as Quatar, China, Luxembourg, Japan, and Germany. Meanwhile, major projects such as the JFK Library in Boston and the East Building of the National Gallery of Art in Washington, D.C., have made him a household name in the United States.
Philip Jodidio was the editor in chief of the French art journal Connaissance des Arts from 1980 to 2002. He is the author of more than fifteen books, including monographs on Tadao Ando, Norman Foster, and Richard Meier.
Janet Adams Strong is an architecture historian who has taught at Brown University and Rhode Island School of Design. She was director of communications in I. M. Pei’s office for eighteen years. Carter Wiseman is the author of I. M. Pei: A Profile in American Architecture. He was New York Magazine’s architecture critic for sixteen years.
postato da: ocraweb | novembre 13, 2008 08:58
|
Genovainedita presenta
FRANCO LOI
Garibaldi Café
Salita ai quattro canti di San Francesco 40r. - Genova
giovedì 13 novembre 2008, h. 18.00
Giovedì 13 novembre 2008 alle ore 18.00 presso il Garibaldi Cafè via Ai Quattro Canti di San Francesco 40r, prosegue la rassegna Genovainedita con il poeta Franco Loi. Autore di origine genovese leggerà, oltre ai suoi bellissimi inediti, poesie in dialetto genovese che narrano la sua infanzia.
L'uso del dialetto è la difesa di una dimensione umana e creativa che oggi si tende a disperdere, quasi le parole d'origine fossero spurie, sparse nella mente dell'uomo. Franco Loi raccoglie questi elementi primordiali, dando vita a una poesia ricca della spiritualità che risiede nel quotidiano, nell'esperienza di vita.
Nato a Genova nel 1930 da padre cagliaritano e madre colornese, si trasferisce a Milano, dove vive la guerra, legge, lavora, si innamora, fa politica, passa il tempo tra cortili e strade, case del popolo, sempre tra la gente. E racconta questo suo mondo attraverso il dialetto milanese.
Di lui il critico letterario Massimo Morasso scrive:
Franco Loi può essere definito come il primo poeta d'Italia. Naturalmente, la gerarchia interessa poco, poiché la poesia non è una competizione, ma si tratta senza dubbio di una delle voci e delle immaginazioni più potenti fra quante può capitare, oggi, di incontrare leggendo dei versi.
Loi è uomo dai molti mestieri (è stato ceramista, operaio, impiegato all'ufficio Pubblicità della Rinascente e impiegato all'Ufficio stampa della Mondadori), ha cominciato a scrivere poesie piuttosto tardi e ha esordito in rivista a oltre quarant'anni. Nei successivi trentacinque ha dato alle stampe una ventina di libri con raccolte di poesie o poemi in un singolare dialetto milanese ricco di contaminazioni e invenzioni "personali". Fra i su |